Al rientro dalle mie vacanze appena trascorse in bellezza a Pantelleria mi sono proposta di conoscere meglio un frutto tipico dell’isola, visto in moltissimi luoghi visitati viaggiando lungo le strade dell’isola, il cappero.

Il suo fiore è molto bello, petali bianchi e pistilli viola con gambo e foglie verdi a far da contorno, come si vede nella foto che abbiamo scattato noi.

Quello che noi conosciamo, perché così lo acquistiamo al supermercato, è il bocciolo del fiore che ancora deve schiudersi, che viene raccolto proprio in questo periodo e che lavorato per diversi giorni in salamoia prima di essere messo a conservare sotto sale.

Dopo che il fiore invece é sbocciato sulla pianta in tutta la sua bellezza lascia il posto al “cucunci” un frutto un po’ allungato, che assomiglia quasi ad un cetriolino piccolissimo.

La pianta del cappero, che è un arbusto, non ha bisogno di molta terra e nemmeno di molta acqua, dunque a Pantelleria, oltre alle coltivazioni negli orti, troviamo capperi selvatici in qualsiasi angolo di terra o roccia calcarea.

Il suo nome botanico è capparis spinosa e in rapporto al suo peso è’ ricca di sali minerali e vitamine, ed è la pianta che maggiormente contiene flavonoidi, in particolare quercitina, kampferolo e rutina. É un antiossidante e quindi un anti-radicali liberi.

La quercitina protegge durante gli stati flogistici nelle articolazioni durante le varie infiammazioni (artriti, artrosi) e nel contempo stimola la produzione dei condrociti, cellule deputate alla produzione di cartilagine e liquido sinoviale.

La rutina è utile in caso di emorroidi e vene varicose perché inibisce la aggregazione piastrinica proteggendo le pareti dei piccoli vasi sanguigni e la microcircolazione. Ha quindi anche un’azione anticolesterolo.

Il kampferolo svolge un’azione protettiva contro le trasformazione delle cellule normali in cellule cancerogene.

Recenti studi hanno dimostrato che gli estratti secchi del frutto del cappero possiedono un’attività antiossidante cutanea, antiflogistica ed antistaminica, valida anche nelle dermatopatie di tipo allergico.

I capperi sono inoltre un rimedio ayurvedico contro il fegato grasso perché questi piccoli frutti aiutano a migliorare lo stato epatico e agiscono da tonico per questo organo.

Sono costituiti da acqua e fibre, contengono pochissime calorie e sono senza glutine.

Per la forte presenza di iodio non sono idonei a persone con ipotiroidismo, sono sconsigliati inoltre a chi soffre di ipertensione per la forte quantità di sale che contengono.

Inoltre, stimolando la secrezione gastrica e il movimento peristaltico, non vanno bene in casi di gastrite, ulcera o coliti.

In ayurveda il suo sapore è salato quindi è d’aiuto a Vata, aggrava Pitta ed è controproducente per Kapha.

tratto in parte da www.benessere360.com

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