Secondo l’Ayurveda nel corso del tempo la perdita di contatto porta squilibrio a Vata.

L’Ayurveda ci dice che i nostri sensi e gli organi di senso sono la porta che ci unisce alla natura. Ci ricorda che essi sono molto importanti, perché ci aiutano a regolarci per mantenere in equilibrio la nostra salute.

L’organo di senso più esteso di cui disponiamo è la pelle, attraverso la quale esercitiamo il tatto (da cui con-tatto). Sappiamo che nella fase embrionale la pelle, o meglio l’epidermide, viene formata dall’ectoderma, ossia lo stesso foglietto embrionale che formerà tutte le strutture che manterranno poi il contatto con il mondo esterno, tra cui il sistema nervoso centrale e periferico.

Quindi mi sono posta questa domanda:

Cosa può accadere in questi giorni in cui in con-tatto sociale non è più esercitato da tempo prolungato?

Non potendo abbracciarci o semplicemente avvicinarci, non potendo dare e ricevere carezze, o ancor più nello specifico, non potendo ricevere dei massaggi, dei trattamenti sul corpo, subiamo in effetti una grave perdita di contatto.

Se andiamo a vedere l’Ayurveda ci spiega molto chiaramente che esistono tre grandi cause scatenanti le malattie:

  • errato uso dell’intelletto
  • errato uso dei sensi
  • cambiamenti climatici

L’Ayurveda ci spiega anche che l’uso dei cinque sensi può avvenire secondo quattro modalità, di cui tre errate:

  • per uso eccessivo
  • per uso insufficiente
  • per uso innaturale
  • per uso ottimale

Quindi, riassumendo, il mancato con-tatto rientra a pieno titolo tra le causa di malattia come “errato uso dei sensi” in quanto insufficiente.

Posso rispondere così alla mia domanda:

In questi giorni di isolamento sociale forzato l’uso insufficiente del tatto attraverso la “pelle” può divenire causa di uno squilibrio di Vata.

Il disequilibrio di Vata in Ayurveda viene notoriamente pacificato anche attraverso il con-tatto, secondo il principio Samanya Visesha. 

Questo vuol dire che ai Guna di Vata (leggero, mobile, secco, duro, freddo) opponiamo i Guna del con-tatto (pesante, stabile, untuoso, morbido, caldo) e così agendo lo manteniamo in equilibrio.

Eccoci al punto di partenza:

Secondo l’Ayurveda nel corso del tempo la perdita di contatto porta squilibrio a Vata.

Sempre secondo l’Ayurveda lo squilibrio di Vata è il più impattante, perché Vata è il Dosha principe del movimento, è lui che fa muovere Pitta e Kapha, quindi il rischio di creare altri disequilibri è molto forte.

La domanda che sorge ora è:

Cosa possiamo fare?

Possiamo usare in modalità “ottimale” tutti gli altri quattro sensi. Semplicemente.

Con il nostro udito ascoltiamo suoni piacevoli, in frequenza buona, chiari e nitidi, evitiamo di ascoltare rumori intensi, scurrilità e oscenità, fonti sonore innaturali;

con il nostro gusto assaporiamo tutti i sapori, mangiamo cibi naturali, freschi e stagionali, in orari appropriati, evitiamo cibi industriali, elaborati e con additivi;

con il nostro olfatto entriamo in risonanza con profumi naturali come fiori, essenze ed oli essenziali appropriati, evitiamo odori pungenti e irritanti, ed anche odori sgradevoli ed inquinanti;

con la nostra vista restiamo in ambienti illuminati adeguatamente, guardiamo immagini di quiete o di situazioni adeguate, evitiamo luci sovraesposte, non fissiamo il sole intensamente o luci abbaglianti intermittenti, evitiamo immagini terrificanti e violente.

Con il nostro tatto, ultimo ma non ultimo, facciamo qualcosa di utile: pratichiamo l’automassaggio.

In questi giorni dedichiamo del tempo a noi stessi, anche se non tutti i giorni, pratichiamo almeno una due volte alla settimana l’oleazione del corpo, poi concediamoci una doccia calda. Questa meravigliosa pratica che fa parte del Dinacharya, la routine ayurvedica quotidiana.

La chiave di tutto per vivere una vita in salute è fare attenzione a ciò che, attraverso la porta dei sensi, entra nel nostro essere. Perché poi, questo qualcosa, in un verso o nell’altro, diventa noi.

Grazie. Namaste.

Cinzia Conte

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